Non imporla…ma amarla

In questo appassionato articolo, la Prof.ssa Annalisa Pascarella (Docente di materie letterarie presso I.C. Michelangelo-Augusto di Napoli) ci coinvolge in un percorso nello spazio e nel tempo per avvicinarci al vero senso della Letteratura.

Il termine Letteratura deriva dal latino “Litteratura”, (da “littera, litterae);  in origine stava ad indicare l’arte di leggere e scrivere, l’arte di comunicare ed esprimersi attraverso le parole;  poi, “il sapere” affidato alla scrittura. Oggi comunemente per letteratura s’intende l’insieme delle opere scritte in prosa e in versi che hanno valore o intento artistico, pervenute fino al presente.

Ma oggi  quale valore ha la letteratura ?

Negli ultimi decenni, in un mondo dominato dal consumismo sfrenato, in una società digitalizzata , subordinata soprattutto alle leggi del mercato, la letteratura sembra aver perso il suo ruolo centrale, mentre i giovani avvertono una sempre maggiore estraneità al testo letterario.

Gli insegnanti di Letteratura, in seguito alla crisi della cultura umanistica, vivono una situazione di crescente disagio, in lotta contro l’odierno deperimento del linguaggio e la sua ipersemplificazione, con un ruolo ormai marginale, insieme a tutta la Scuola, rispetto al mondo delle comunicazioni e delle informazioni.

Se è vero che la letteratura ha garantito ad ogni popolo anche il sogno di un’identità nazionale, non si rischia forse un impoverimento spirituale e morale, relegandola ai margini della società?

Come afferma lo scrittore peruviano Mario Pedro Vargas Llosa, “Un mondo senza letteratura sarebbe un mondo barbaro, incivile, orfano di sensibilità”.

Leggere un’opera letteraria, che sia un romanzo o una poesia, è pur sempre un’occasione da non perdere.

 Nel corso della storia la letteratura, attraverso i grandi Autori, ha inciso profondamente sull’animo umano di molte generazioni, cambiando il proprio modo di pensare, esercitando una grande funzione educativa.

Oggi spetta  ai docenti e ai genitori stimolare i giovani al piacere della lettura ( stando attendi a non imporla , come afferma lo scrittore francese Daniel Pennac), trasmettendo   la passione per la  letteratura, insegnandone  il valore.

La letteratura non ha però soltanto una funzione educativa, non educa solo ai sentimenti. Essa ci regala parole e con le parole costruiamo il pensiero, secondo il giudizio del  filosofo  Umberto Galimberti.   

La lettura di un’opera suggerisce la potenza, la magia della parola. I libri possono diventare strumenti di intrattenimento, fuga, piacere o divertimento;  spesso essi sono  il modo attraverso cui è possibile  scoprire  se stessi e la realtà intorno a noi.

La letteratura per l’infanzia ha un “potere terapeutico” per i bambini, i quali, attraverso  per esempio le favole, sperimentano diverse emozioni ed esorcizzano le proprie paure,  riconoscendosi e identificandosi con i vari personaggi . Si può pensare che sia fortunato il bambino che avrà ascoltato  favole e  fiabe  durante la  sua tenera età.

La letteratura è tanto ampia quanto sorprendente. C’è la letteratura dei Classici che, come afferma Calvino,” sono quei libri che esercitano un’influenza particolare sia quando si impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

 La letteratura che  insegna ad avere idee diverse dalle nostre; che  unisce i popoli in un abbraccio empatico, abbattendo muri e costruendo ponti;  la letteratura che   permette “ di entrare con l’immaginazione nelle vite di persone lontane e di provare emozioni connesse con tale partecipazione”, come scrive la scrittrice americana Martha Nussbaum  nel giudizio del poeta; la letteratura che serve a far luce dentro noi stessi, perché la storia narrata del protagonista di quel romanzo magari rappresenta la nostra stessa vita.

Ogni docente  “appassionato”, dovrebbe saper trasmettere il significato profondo di un testo letterario,  creando momenti di riflessione, ascoltando le  domande dei suoi studenti e condividendo le  risposte sull’uomo e la sua esistenza in un viaggio speciale dentro la mente e il cuore.

Allo stesso modo a scuola si dovrebbe trasmettere il valore e la bellezza della poesia,  come magica occasione per dare un nome alle cose, per far uscire la tristezza e la felicità, per sentirsi meno soli, perché la poesia rende gli uomini simili tra loro, permettendo di riconoscersi.

 La poesia intesa  come parola essenziale, che ferma il tempo e nobilita la realtà in cui viviamo; la poesia come dimora per abitare  meglio il proprio dolore, o per regalarsi  l’illusione dell’eternità o del “dolce smarrimento” interrotti solo dalla realtà che consumiamo e ci consuma, come fu per il nostro grande Leopardi :“ Così tra questa Immensità s’annega il pensier mio: E il naufragar m’è dolce in questo mare”.

La parola  “lezione” significa lettura, dunque lettura pubblica di un testo, quel testo che va  sempre commentato e interpretato: “Da un punto di vista didattico, nel momento del commento al centro della classe sta il testo, nel momento della interpretazione è la classe stessa che diventa centro” ( Romano Luperini).  Nella società odierna la letteratura non ha più il ruolo sociale di formazione e di conoscenza che aveva in passato,  ma bisogna continuare a leggere i testi letterari per il loro innegabile valore.  La  speranza, che ha il sapore di una grande sfida, riguarda una letteratura moderna di qualità, in grado di offrire nuovi racconti  anche  planetari, fondati su una nuova passione civile, attraverso il possibile recupero di quella complessità linguistico- retorica e testuale propria dell’opera letteraria, con un lettore che non sia solo superficiale, confinato nel mondo dell’audiovisivo  o del testo breve e di istantaneo consumo.

Prof.ssa Annalisa Pascarella

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